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U'ossessione chiamata Mumbay

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U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Chiara il Gio 28 Ago 2008, 18:54

Riporto un articolo di Mila Kalhon tratto da Le Monde Diplomatique, per non dimenticare che l'altro mondo esiste, e non è bello. Discutiamone insieme

Bombay, la famosa (o l'infame?) Reay Road, lungo i docks. Questa strada aveva in origine quattro corsie per permettere ai veicoli di correre velocemente ma ora ne ha solo due, costeggiate di baracche a più piani. Gli abitanti degli slums (baracche), per lo più immigrati interni, camminano, parlano, dormono, si siedono, lavorano, si lavano e guardano i loro figli fare i primi passi sull'asfalto. La strada non ha mai avuto marciapiedi e forse non ne avrà mai. Reay Road è diventata un luogo in cui competono tra loro uomini e veicoli. Gli uni e gli altri trattano il proprio spazio come un regno.
Su una superficie di circa un chilometro quadrato, molti degli abitanti delle baracche affittano ad altri i due o tre solai che hanno costruito sopra alla loro catapecchia. Ogni baracca ospita in media dieci persone.
Nessuno sa quante persone vivano a Reay Road, ma il numero aumenta tutti i giorni, proprio come la confusione...
Dopotutto nessuno sa con certezza quanti abitanti ci siano a Bombay.
I censimenti ufficiali parlano di 12 milioni di abitanti (più della Grecia), la metà dei quali senza tetto... Ma per via del flusso ininterrotto di immigrati, della popolazione degli slums e di centinaia di bambini non dichiarati che nascono ogni giorno, potrebbero essere in realtà quasi 16 milioni.
Se queste cifre possono suscitare meraviglia, la triste verità è che gli abitanti di Reay Road e di altre sacche di povertà di cui pullula la metropoli, non hanno un posto migliore in cui andare.
Bombay attira ogni giorno migliaia di persone venute dal resto dell'India fiduciose di trovare la felicità in questa «città della speranza», convinte che vi troveranno un lavoro, uno stipendio regolare, o - perché no? - da un giorno all'altro diventeranno milionari. Per queste persone, le catapecchie di fortuna illegali (spesso munite di allacci elettrici pirata, telefoni e televisori a colori a volte rubati) sembrano ville di lusso rispetto a ciò che hanno conosciuto dove sono nati.
È così che si sopravvive sulla strada, giorno dopo giorno, nonostante l'inquinamento, il caldo insopportabile, la malnutrizione, la sporcizia, gli scarichi dei camion e delle automobili che passano a tutta velocità, gli incidenti, le malattie, i ratti enormi e i corvi, i canali di scolo puzzolenti, il disgusto dei passanti più fortunati e le inondazioni provocate dai monsoni. Felici, sostengono alcuni. Felici sì, in un certo senso, di essere riusciti ad arrivare in questa città tentacolare, che può toglierti tutto o presentarti l'occasione della tua vita.
Mai più vicini al proprio mini-sogno americano di così. Ecco che cosa rappresenta esattamente Bombay agli occhi del resto dell'India.
Ci vuole un po' per capire perché questa città continui ad attirare un flusso incessante di stranieri che sperano di farvi fortuna. Essa è smisurata, soffocante, sovraffollata, inquinata, opprimente, satura, congestionata dal traffico, e diffonde le visioni e gli odori più terrificanti della povertà e della malattia. Se sei povero, vivi in condizioni disumane. Se sei ricco (l'uno per cento della popolazione), vieni continuamente tormentato dalla mafia. Per chi appartiene alle classi medie, uscire dalla propria casa ogni mattino è una guerra - bisogna lottare con gli altri veicoli, avere a che fare con le buche, tentare di ignorare le mani imploranti che si attaccano ai vetri della macchina.
Nulla si fa facilmente. Organizzare la minima cosa si rivela un'ardua impresa. Regnano burocrazia e corruzione. Ma nonostante le straordinarie difficoltà della vita, Bombay possiede un morale stupefacente, qualcosa di invincibile. Qualunque mumbaikar può dirlo: «Di che cosa ti lamenti, Bombay è decisamente meglio delle altre città!» E un brivido ti corre lungo la schiena all'idea che possa esistere un luogo peggiore di quello...
Chi ha la fortuna di avere un impiego e un alloggio non riesce più a fare a meno di Bombay, del suo ritmo di vita sfrenato, dei salari - i migliori di tutta l'India - della sua tolleranza, dei suoi modi di vita alternativi, delle migliaia di occasioni offerte a chi osa, dei cinema, multisala e centri commerciali traboccanti di prodotti importati, di night club pacchiani (i cui proprietari pagano profumatamente la polizia per rimanere aperti dopo la mezzanotte), dei teatri, dei ristoranti dai prezzi esorbitanti ma sempre pieni, dei venditori di auto esotiche, dei telefoni cellulari, dei palazzi di uffici che evocano Manhattan, dei grattacieli di appartamenti, delle boutique di stilisti, dei concorsi di bellezza, degli hotel a cinque stelle, delle scuole internazionali, degli ospedali moderni.
Tutto ciò fa di Bombay la sola vera metropoli dell'India. In confronto, Chennai (Madras), Calcutta, Bangalore, la Silicon Valley indiana, o la stessa capitale New Delhi sembrano ristrette città di provincia.
A volte è difficile capirlo, ma parliamo di un paese in cui la popolazione rurale è rimasta al XVIII secolo e in questo contesto Bombay sembra un miracolo, una vera città di sogno.
Si tratta senza dubbio della città più prospera dell'India, sua capitale della finanza e degli affari. Più della metà dell'imposta nazionale sui salari proviene da Bombay. È anche l'agglomerato più corrotto del paese: più della metà del denaro sporco in circolazione trova qui la sua origine. Bombay conta più milionari di tutte le grandi città indiane messe insieme. È qui che ha luogo il 90% delle transazioni bancarie commerciali dell'India, che si innalzano le due torri che ospitano la borsa, che è impiegato l'80% dei fondi mutualistici del paese, che si trovano i mercati dei capitali. La banca centrale indiana, le tre grandi casse di risparmio e le due più grandi banche commerciali dell'India si trovano nel quartiere degli affari di Mumbai.
Le luci di Bollywood Il porto, poi, assicura il 40% del commercio marittimo indiano. L'immobiliare vale oro e i prezzi sorpassano quelli di New York e di Tokyo (un appartamento elegante può costare fino a due milioni di dollari).
La città si dedica alla speculazione, alla lotteria, alle corse di cavalli e al cricket. I virtuosi della pubblicità sono pagati meglio dei medici, in questa città in cui la «società dei consumi» non ha nulla da invidiare a quella degli Stati uniti. Bombay attira i migliori talenti del paese, enormi multinazionali, investitori, artisti e intellettuali.
E poi le luci di Bollywood sono irresistibili: Bombay possiede la più grande industria cinematografica del mondo e ogni indiano che voglia far carriera nel cinema si trasferisce qui, mentre le star dimenticate dall'Occidente firmano contratti per un'apparizione nei film indiani sperando in una nuova giovinezza. Gli attori a Bombay sono simili a dei, e giovani di tutte le classi lottano per ottenere una particina. La gente del cinema abita in case superbe in periferie chiassose, e vive nel perpetuo terrore di una telefonata da parte di un capo della mafia che le voglia estorcere denaro.
L'immagine mitica di Bombay viene alimentata da storie di spettacolari successi. Come quella di Dhurubhai Ambani, un aiuto benzinaio diventato magnate della petrolchimica; o di Harshad Mehta, ragazzo povero della cittadina di Raipur, che organizzò una truffa da sei milioni di rupie (4,84 milioni di euro) e guidò la borsa (prima di essere trovato morto in prigione); o ancora quella dell'attore preferito degli indiani, Shah Rukh Khan, che arrivò a Bombay con le tasche vuote e dopo anni di tentativi, senza conoscere nessuno né in città né nel mondo del cinema, finì per diventare una superstar.
In questo incubo demografico, si trova champagne a caro prezzo - tre volte il salario di un membro della classe media - ma la gente non ha acqua potabile da bere. A Dharavi, la più grande bidonville d'Asia, 600.000 persone si ammassano su meno di 1,5 chilometri quadrati.
L'aria è pesante e polverosa, carica di odori di immondizia, ma è qui che vengono fabbricati i più begli oggetti di cuoio esportati nel resto del mondo. Le cliniche per dimagrire e i centri per rimettersi in forma sono più numerosi delle organizzazioni non governative.
Esiste un florido mercato di opere sull'auto-aiuto e l'economia informale, venduti da bambini che non sanno leggere.
Bombay è ambita e temuta, impietosa e comprensiva. Sulle pagine dei giornali i più crudeli crimini si alternano ai più commoventi esempi di cameratismo e compassione.
Inoltre, forse per il fatto che la maggior parte dei suoi abitanti è partita da zero, Bombay è sempre stata un'oasi di tolleranza, in cui i cristiani si mescolano ai parsi, gli indù hanno dei vicini musulmani, i sikh, i jain (1), gli ebrei e sempre più «phirangs» (termine corrente per indicare gli stranieri) vivono insieme.
Il costante afflusso di «stranieri» e il miscuglio di culture hanno però anche generato un mostro: il partito estremista indù Shiv Sena (2) capeggiato da Bal Thackeray, che difende i «figli della terra» avendo puntato dapprima sulla separazione tra i locali e gli stranieri, e che poi si è lanciato in una rivolta contro tutto quel che non fosse maharashtriano (3). Questo partito mostra la sua politica di odio provocando sommosse e attentati. È anche riuscito a cambiare il nome della città (Bombay era originariamente una colonia portoghese e il nome significava «la bella baia») in Mumbai (dalla dea protettrice della città), un modo di dire al mondo che essa apparteneva ai suoi originari occupanti maharashtriani e che gli «stranieri» non dovevano averci nulla a che fare.
Per provare la loro determinazione a respingere gli «immigrati», una folla di Sainiks (4) ha recentemente saccheggiato l'ufficio del servizio di reclutamento delle ferrovie reclamando quote di impiego per i maharashtriani, i quali si sentirebbero minacciati dai candidati provenienti dal nord dell'India. Qualche giorno dopo, in una stazione molto frequentata, alcuni lavoratori del Shiv Sena, tra cui delle donne sainik, hanno assalito dei giovani del Bihar venuti a Bombay per sostenere l'esame di ingresso nelle ferrovie.
«Sali a bordo. Ti facciamo posto» I risultati di un sondaggio realizzato dal Times of India e da un popolare programma televisivo «The Big Fight» non sono rassicuranti: la maggioranza degli intervistati pensa che lo Shiv Sena abbia ragione e un'enorme percentuale approva la politica dei «figli della terra».
Tra gli intervistati molti si sono pronunciati «a favore» dell'introduzione di quote destinate ai locali per l'accesso al lavoro non qualificato.
Alcuni pensano però che tali quote nuocerebbero all'immagine della città come centro finanziario di livello internazionale. Bombay la cosmopolita diventerà forse Bombay la sciovinista?
Eppure, scrive Suketu Mehta, un giornalista cresciuto a Bombay e che vive oggi a New York, «se stai andando a lavorare a Bombay, sei in ritardo e arrivi alla stazione mentre il treno sta partendo, corri verso gli scompartimenti affollati e molte mani si tenderanno per sollevarti e per issarti a bordo [...] Mentre corri accanto al treno ti solleveranno e ti faranno un po' di posto per i piedi [...] Sta a te sbrigartela per quanto riguarda il resto [...] Al momento del contatto essi non sanno se la mano che tenta di afferrare la loro è quella di un indù, di un musulmano, di un cristiano, di un bramino o di un intoccabile, né se sei nato in città o se ci stai arrivando proprio quella mattina [...] né se sei di Mumbai, Bombay o di New York. Tutto quel che sanno è che stai tentando di raggiungere la città dell'oro, e questo basta. Sali a bordo, dicono. Ci stringeremo (5)».
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Lilly il Sab 30 Ago 2008, 11:03

chiara.... bello questo articolo che hai riportato.
in effetti la situazione in india è molto difficile. L'india è ricca interiormente perchè nonostante le sue vicende è riuscita a mantenere le sue radici ma esternamente è povera, è inutile negarlo.
è vero che è un oasi di tollranza, c'è rispetto x tutto e tutti, la "fregatura" però è la divisione in caste.... i paria, i chandala e i mleccha non è che hanno vita facile....


(tua sorella la vedo molto interessata all'india...)
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da berenietzsche il Sab 30 Ago 2008, 11:46

si lo sono...
l'articolo rende bene l'aspetto dell'india: la contraddizione che non è solo concettuale, ma è ben visibile e percepibile nelle strade.. gli indiani benestanti sono i primi a ignorare i senzatetto, passano loro accanto come fossero bestie (appunto come ricorda lilly, per la questione delle caste ), le strade disordinatissime e polverose sono intervallate da banchi di frutta disposta "geometricamente" nelle casse, ordinatissima, enormi cartelloni pubblicitaria si scagliano sul sottofondo della filosofia gandhiana... e tutto un miscuglio di colori, concetti persone..

questo Bal Thackeray che con le sue mosse anti immigrazione cerca di solidificare il controllo del partito shin seva è un dichiarato estimatore di hitler e del nazismo, e qui è un'altra enorme contraddizione..dov'è finito l'insegnamento di gandhi?
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Lilly il Sab 30 Ago 2008, 11:54

infatti, alla faccia della non violenza!!!!
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Ginger il Sab 30 Ago 2008, 20:54

Addirittura avevo sentito che adesso molti Intoccabili, per avere una speranza di uscire dalla casta, si stanno convertendo al cristianesimo...
Per il resto mi sembra che la condizione dell'India sia molto simile a quella della Cina: nelle grandi città vivono le persone ricche, ma poi in periferia o nelle campagne ci sono tantissimi poveri, che hanno pochissime speranze di cambiare la loro situazione.
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Chiara il Sab 30 Ago 2008, 21:18

Pensa che India e Cina sono due paesi che appartengono alla categoria degli E7 ovvero i 7 paesi emergenti le cui economie nel giro di 30 anni supereranno quelle dei G8 (Italia Canada Germania USA Giappone Regno Unito Francia Spagna). Gli altri del gruppo E7 sono Turchia Messico Russia Brasile e ... ne manca uno che non mi viene ... forse Sudafrica ma non vorrei dire una cazzata .... Cmq sono tutti paesi con queste caratteristiche, ovvero paesi praticamente senza ceto medio. Chissà se cambieranno le cose ....
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Lilly il Sab 30 Ago 2008, 22:11

infatti anche a me menttre leggevo quell'articolo veniva in mente la cina.
forse questi paesi sono un po' impreparati a un'industrializzazione così veloce...
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Messaggio Da Ginger il Lun 01 Set 2008, 21:28

Io di economia non ci capisco niente, ma non so se una situazione del genere, con una così grande differenza tra ricchi e poveri, possa andare avanti per molto. Prima o poi la dovranno risolvere...
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Re: U'ossessione chiamata Mumbay

Messaggio Da Lilly il Mar 02 Set 2008, 02:11

già......
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