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come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

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come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da berenietzsche il Lun 04 Ago 2008, 18:52

http://quinonehollywood.netsons.org/?p=197
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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da ilclownschnier il Lun 04 Ago 2008, 20:52

bello bello bello!!!

verrebbe da chiedersi: e se fossi io a nascondermi in un piccolo e sghignazzante patafisico, come muoversi per non essere scoperti? Cornoventraglia! hihihi...

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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da berenietzsche il Mar 05 Ago 2008, 15:10

uh, un altro appassionato di ubu!
se ti interessa dovrei avere sull'altro computer Gesta e opinioni del dottor faustroll rimanzo neo-scientifico.

c'è anche l'altro articolo sulla letteratura potenziale che è un seguito naturale di questi articoli che avevo scritto sulla patafisica (di cui ne dovrei mettere on line ancora uno)

buona merdra!
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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da ilclownschnier il Mar 05 Ago 2008, 16:26

quello mi manca...mannaggia! così non potrò mai sapere quant è l'esatta grandezza della superficie di dio!

"Ah! il mondo delle idee! che bel mondo!....ah! l'io, io... tra i mandorli in fiore... poi tra le pere, e le Battistine, e il Giuseppe!... l'io, l'io!.... Il più lurido di tutti i pronomi...".
Il dottore sorrise della sfuriata, non capì. colse tuttavia il destro di volgere un pò al sereno le parole, se non l'umore e i pensieri.
"...E perchè diavolo? Che le hanno fatto di male, i pronomi? Quando uno pensa un qualchecosa deve pur dire: io penso...penso che il sole passeggia sulla cucùrbita, da destra a sinistra..."
"...Il solo fatto che noi seguitiamo a proclamare.... io, tu.... con le nostre bocche screanzate... con la nostra avarizia di stitici predestinati alla putrescenza... io, tu... questo solo fatto... io, tu... denuncia la bassezza della comune dialettica....e ne certifica della nostra impotenza a predicar nulla di nulla,... dacché ignoriamo... il soggetto di ogni proposizione possibile..."


Non so, io (ehehehe) lo trovo molto patafisico...
l'autore penso possa considerarsi un grande del '900 (al liceo viene studiato), milanese, collaborò per la rivista Solaria...e per prender coscienza di quale romanzo stiamo parlando basta 'prendere coscienza di quanto faccia male' la sua lettura!

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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da iris il Mar 05 Ago 2008, 20:45

Surprised Oggi sono davvero senza parole!Posso tranquillamente rispondere domani?

ilclown (troppo grande per le mie capacità Smile ): Bravvvvvvvvvvvoooooooooo anche se non c'ho capito una mazza.
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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da berenietzsche il Mar 05 Ago 2008, 21:07

direi anch'io che è molto patafisico... anche se è un testo che non conosco..
però mi ricorda molto queneau perciò mi permetto di consigliarti il suo libro I fiori blu.. hai presente fahrenheit 451 di truffaut, quando per tramandare la cultura i personaggi imparano a memoria un libro? bè, io avevo penmsato di imparare a memoria questo!!

l'esatta superficie di dio, se non ricordo male, è tangente di zero!!
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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da ilclownschnier il Mer 06 Ago 2008, 23:50

i fiori blu...mmmhh...dovrebbe già essere da qualche parte nella lista! Cacchio, deve proprio piacerti per sentire l'onere etico di impararlo a memoria e l'onore estetico di tramandarlo (ovvio, in una situazione storica come quella descritta da Bradbury..)

comunque..visto che nessuno ha tentato di indovinare il testo, questo è: La cognizione del dolore, di Gadda; e per amor di completezza spenderò due parole a riguardo:
la riflessione al centro di quest'opera muove da quello che è un po' il problema centrale di tanta parte della cultura del '900: la crisi dei grandi sistemi e la crisi del linguaggio che questa si trae seco. il linguaggio perde ogni diritto performativo: il linguaggio nomina, col linguaggio si impongono dei nomi, non si dicono le cose. La crisi del linguaggio è allora la crisi del significato, che collassa sulla pretesa di 'dire le cose'. Questo disfacimento apre però nuove possibilità di sperimentare. Queste possibilità, potenzialità dei linguaggi, vennero fecondamente messe in atto nei linguaggi delle arti figurative, ma nella letteratura? come prescindere dalla performatività del linguaggio in letteratura? è proprio qui che, secondo il mio parere, si può leggere una qualche patafisicità in Gadda.
Nella cognizione del dolore l'autore prende atto, prende coscienza, ha 'cognizione' appunto, di questo crollo del significato; nella cognizione del dolore non c'è storia, non c'è coerenza, non c'è nulla e nulla accade, il significato è collassato e per questo non è più possibile fare un romanzo...a meno di sfruttare a pieno la caratteristica ancora rimasta in piedi del linguaggio, la nominalità.
Del linguaggio resta solo la sua capacità di nominare cose che però da lui sono ontologicamente indipendenti (che esistono cioè a prescindere). Ed è qui che si fa esperienza del ‘dolore’. È insomma la crisi dell'estetica, la crisi delle strutture che ci dicono come percepiamo il mondo: il mondo è molto più complesso e vario di come noi lo osserviamo, di come noi lo nominiamo, di come noi lo prospettiviziamo. Bisogna capire che la nostra è una prospettiva, ed è pure di poco conto rispetto alla vastità dell'universo. Per questo "io, io, io" è "il più lurido di tutti i pronomi".
Come ne esce la letteratura da questa crisi? per Gadda semplicemente smettendo di 'dire' e smettendo di 'prospettivizzare': nulla accade, e quello che accade non viene 'detto', non è mai fissabile in una qualche struttura di verità: il vigilante Pedro Mahagones in realtà si chiama Maragones, anzi, si chiama Gaetano Palumbo. Non è che le cose non ci siano più, semplicemente non ci sono come noi le vediamo: l'orologio d'oro distrutto, forse non era d'oro, forse era d'argento, forse non è nemmeno stato distrutto, ma è caduto e si è rotto!

Nulla viene detto perchè nulla è più dicibile, le possibilità letterarie che si aprono diventano pressoché infinite: i fenomeni sono fenomeni indipendenti da un linguaggio che è sgravato dall'onere di dire le cose. Queste parole rotte e interrotte ci permettono allora di affacciarci a ciò che viene prima della parola, la brutalità del fenomeno non detto. Queste parole rotte e interrotte ci permettono di fare esperienza della materialità della cosa, prima che questa sia categorizzata in un significato, prima appunto di essere 'detta'.
Dicevamo. Nulla viene detto perchè nulla è più dicibile, le possibilità letterarie che si aprono diventano pressoché infinite: a patto che si sia Carlo Emilio Gadda, ovviamente.

Oddio, non so cosa ho scritto, mi son fatto prendere la mano…però penso che riflettere un po’ su questa prospettiva sia utile, in qualche modo, per capire se davvero si annida in noi un piccolo e ributtante patafisico poli-prospettivo, anzi, iper-prospettivo!

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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da Lilly il Mer 06 Ago 2008, 23:51

il tuo articolo mi ha stupito alessia!!!!
accipicchia, complimenti!!!!
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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da berenietzsche il Gio 07 Ago 2008, 14:01

l'ho scritto quand'ero giovane e creativa!
a dopo per la risp a clown! ora pappa!!
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Messaggio Da berenietzsche il Gio 07 Ago 2008, 14:34

se ti incuriosiscono i fiori blu ne parlo un po nell altro articolo, quello sulla letteratura potenziale!

l'idea che il linguaggio rimasto sia quello adibito alla nominazione mi appare come un ritorno "alle origini", quando nella bibbia si diceva che compito dell'uomo era di dare nomi alle cose, per questo dio forni all'umanità lo strumento del linguaggio.

e dunque, se non ho capito male, il dolore dipende dal fatto che l'oggetto del linguaggio lo precede e gli è autonomo. quella che all'inizio sembrava una forma di potere (dare i nomi alle cose è come ordinarle e subordinarle) diventa una vertigine della vastita della cose da nominare. è come se il linguaggio decidesse di scioperare?!!

sembra un po di leggere la descrizione di un film di linch!

ma è davveropossibile avere esperienza della materialità pura della cosa? è possibile secondo te avere un contatto col mondo che sia indipendente da qualsiasi schema linguistico?
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Messaggio Da ilclownschnier il Gio 07 Ago 2008, 15:28

dunque, in realtà dio assegna invece all'uomo proprio il compito performativo: il dio della bibbia non è il demiurgo, egli crea dal nulla le cose. è semmai l'uomo - che essendo a immagine e somiglianza di dio partecipa anch'egli della possibilità di creare (ma ora nel senso demiurgico, dell'ordinare) - che le ordina attraverso il linguaggio che le dice!
il dono che dio fa all'uomo, quello di dare dei nomi alle cose, è un dono performativo, è un crearle di fatto: è un crearle perché è un ordinarle. una pipa, per usare un esempio illustre - magritte -, è un oggetto sociale creato dall'uomo. in realtà essa è legno e basta, a ben vedere! ma anche il mare, che propriamente non è creato dall'uomo allo stesso modo di una pipa, è un'evidenza performativa. io con mare intendo l'acqua salata, l'onda, la risacca, la spiaggia, io da piccolo che costruisco i castelli di sabbia, la barca che ho visto al tg carica di profughi e quella cosa in tempesta in un quadro di friedrich!

in parte però è come dici tu, la possibilità rimasta al linguaggio, caduto ogni orizzonte di significato, resta quella di affacciarsi su ciò che stava prima dell'origine (intendendo con origine l'origine della cultura), resta quello nominativo appunto: quello che vuol fare gadda - almeno come l'ho inteso io - è esattamente dire la materialità delle cose prima dell'istituzione sociale che la parola compie sulla cosa stessa, è dire la sua materialità, la materialità in sè. è il problema dell'estetica pura, ed è un paradosso che non può esser detto, perchè nel momento in cui lo dico lo tradisco. il lavoro di gadda è allora una sorta di escamotage utile ad approssimarsi quanto più possibile alla cosa in quanto cosa, non ancora ordinata in schemi di senso.

avere esperienza della materialità della cosa mi pare possibile (mi butto in acqua e sento il refrigerio senza pensare: acqua, pelle, refrigerio..); quello che invece non so se sia possibile è comunicare tale esperienza a un altro.

PS: si si, avevo già letto il tuo articolo su "i fiori blu" e mi era piaciuto molto, davvero...per questo spero tu metta presto il nuovo articolo sulla patafisica.

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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da berenietzsche il Ven 08 Ago 2008, 13:29

è semplice in effetti esperire la materialità della cosa, ma per amor d'obiezione di tico: ma tu puoi buttarti in mare senza sapere che non annegherai? ti butteresti in mare se non sapessi nuotare?

secondo me è impossibile esperire il mondo nudo e crudo, siamo sempre mediati da credenze e conoscenze. ed è qui il bello della patafisica (e dell'estetica pura): trascendere la potenzialità del linguaggio alla ricerca di nuove e creative soluzioni.. secondi me il linguaggio è la cosa più magica che ci sia capitata!
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Messaggio Da ilclownschnier il Ven 08 Ago 2008, 14:44

"secondo [te] è impossibile esperire il mondo nudo e crudo, siamo sempre mediati da credenze e conoscenze"...la questione è annosa, e la frase - passami quello che ti sto per dire con un sorriso sulle labbra - è mooooolto heideggeriana. sei heideggeriana! hihihi....
comunque hai ragione, come si fa ad uscire dal circolo ermeneutico? nessuno gode del punto di vista di dio, e per amor di citazione nessuno raccoglie nemmeno "in bocca il punto di vista di Dio", così come nessuno gode di un occhio puro tale da cogliere il mondo nella sua materialità! per questo dicevo che quello di gadda era più che altro un escamotage..
d'altro canto non sono nemmeno convinto che 'non ci siano fatti ma solo interpretazioni', penso piuttosto che 'ci siano fatti, ma ci siano soprattutto interpretazioni'...quello che dicevo appunto: "avere esperienza della materialità della cosa mi pare possibile (mi butto in acqua e sento il refrigerio senza pensare: acqua, pelle, refrigerio..); quello che invece non so se sia possibile è comunicare tale esperienza a un altro"...e avrei dovuto aggiungere: e persino a se stessi.
insomma, l'esperienza del fatto la faccio, ed è un esperienza pre-logica (nel senso di logos). quando la penso, la dico, la categorizzo, la logicizzo insomma (sempre nel senso di logos), la tradisco immediatamente. tradisco il fatto nel prendere coscienza di esso. o meglio, tradisco l'esperienza del fatto (perchè io non sono nessuno per tradire un fatto che accade) nel prenderne coscienza.

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Messaggio Da berenietzsche il Ven 08 Ago 2008, 14:53

smettila! io non amo molto ne heidegger, ne aderisco a proposizioni quali "il nulla nulleggia!!"
anzi, quella che ho esposto è una tesi molto accreditata in filosofia della scienza col nome di theory laden (carica di teoria): secondo questa posizione tutte le nostre osservazioni sono "cariche di teoria" nel senso che non possiamo prescindere dallo schema concettuale con cui guardiamo il mondo (l'esempio classico:Tolomeo quarda il sole che sorge e dice che esso si muove, mentre copernico afferma che è la terra a muoversi, ma ce ne sono molti altri: il corpo che cade visto da aristotele e da galileo, la rotazione dei pianeti attorno al sole vista da newton e da einstein, etc etc)

comunque questo non vuol dire aderire al detto nietzscheano, anzi su questo punto la penso come te. il fatto esiste eccome, e anche se abbiamo un largo margine di libertà concettuale, tutte le nostre interpretazioni devono essere oltre che plausibili anche compatibili coi dati che abbiamo a disposizione
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Messaggio Da ilclownschnier il Ven 08 Ago 2008, 15:08

ma 'heideggeriana' l'ho scritto col sorriso sulle labbra...dovevi farlo anche tu!!

"secondo questa posizione tutte le nostre osservazioni sono "cariche di teoria" nel senso che non possiamo prescindere dallo schema concettuale con cui guardiamo il mondo": praticamente Kant! beh, mi documenterò a riguardo e nel caso ti chiederò chiarimenti!

in ogni caso, "la merdra merdreggia!".

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Re: come scoprire se in voi si nasconde un piccolo e sghignazzante patafisico..

Messaggio Da berenietzsche il Ven 08 Ago 2008, 15:44

si non mi ero offesa!! Very Happy Very Happy

in effetti in un certo senso è kantiano,ma non proprio fino al midollo..
per kant "le intuizioni senza concetto sono cieche", quindi le categorie concettuali danno la forma alla nostra esperienza sensibile: questo punto è vicino alla theory laden.

ma per kant sensibilità e intelletto cooperano nell'impresa conoscitiva, e infatti la controparte simmetrica della prima affermazione è "cazzo non me la ricordo"! cmq riguarda il fatto che le categorie concettuali senza i contenuti sensibili sono vuote. dunque nel processo di acquisizione della conoscenza l'esperienza e l'attività intellettuale hanno un ruolo egualmente importante per kant

nella theory laden invece l'osservazione è subordinata alla teoria e infatti la sua versione estrema è rappresentata dall'incommensurabilità dei paradigmi di kuhn..

da qualche parte ho un paragone kuhn-kant, se lo trovo poi ti spiego meglio!!
vado al lavur..
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